Reddito di cittadinanza e quota 100, come funzionano le nuove misure del governo

martedì 12 febbraio 2019 16:17:24
Vediamo come funzionano, nel dettaglio, le due misure varate dal governo per Reddito di cittadinanza e quota 100, secondo lo schema elaborato da Confcommercio.
Info: Patronato 50&PIU’
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Reddito di Cittadinanza
L'RDC è un sussidio economico (780 euro mensili come tetto massimo per una persona) la cui ratio è quella di introdurre una misura di sostegno al reddito rivolta a tutti i cittadini che abbiano un reddito inferiore ad una determinata soglia, inserendoli, allo stesso tempo, in un percorso di politiche attive che dovrebbe indurli a trovare un'occupazione.
Qual è il beneficio economico?
• Compreso tra un minimo di € 480 ed un massimo di € 9.360 annui, per un periodo massimo di 18 mesi rinnovabili per ulteriori 18 mesi, previo un mese di sospensione.
Con quali modalità viene riconosciuto?
• Il RDC viene riconosciuto dall'INPS ed è erogato tramite la Carta RDC.
(La variazione della condizione occupazionale nonché relativa alla composizione del nucleo familiare deve essere comunicata all' Inps per il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro).
Sono previsti incentivi per l'impresa ed il lavoratore?
• Sgravi contributivi (corrispondenti alla parte non erogata al lavoratore fino ad un massimo di 18 mesi) per le aziende che assumono a tempo indeterminato beneficiari del RDC
• Bonus di 6 mensilità del rdc per beneficiari che avviano attività di lavoro autonomo nei primi 12 mesi


Pensione Quota 100
• Periodo: 1/1/2109 - 31/12/2021
• Età: 62 anni
• Contribuzione: 38 anni
• Adeguamento speranza di vita: NO
• Decorrenza pensione: + 3 mesi da maturazione requisiti
• Cumulo contributi gestioni INPS diverse: ammesso per periodi non coincidenti (cumulo gratuito)
• Cumulo pensione quota 100 con altri redditi: NO fino a età vecchiaia (67 anni)

Pensione anticipata (ex anzianità)
• Contribuzione:
• Uomini: 42 anni e 10 mesi
• Donne: 41 anni e 10 mesi
• Adeguamento alla speranza di vita: NO
• Finestre di accesso (in precedenza non previste):
• + 3 mesi da maturazione requisiti
• dall'1/1/2019 a data entata in vigore D.L: 1° aprile 2019: 1° aprile 2019

Opzione donna
• Lavoratrici dipendenti: nate entro il 31/12/1960 e 35 anni di contributi al 31/12/2018
• Lavoratrici autonome: nate entro il 31/12/1959 e 35 anni di contributi al 31/12/2018
• Condizione: sistema di calcolo contributivo (disincentivo)
• Durata: la norma ha carattere strutturale
• Decorrenza pensione:
• lavoratrici dipendenti + 12 mesi
• lavoratrici autonome + 18 mesi

Reddito di Cittadinanza


Requisiti di accesso:
• essere disoccupati o inoccupati;
• essere cittadini italiani, europei o lungo soggiornanti e risiedere in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in via continuativa;
• ISEE inferiore a 9.360 euro annui;
• patrimonio immobiliare, definito ai fini ISEE, diverso dalla casa di abitazione, fino ad 30.000 euro annui;
• patrimonio mobiliare non superiore a 6.000 euro che può arrivare fino a circa 20.000 euro per le famiglie con disabili;
• reddito familiare inferiore ad 6.000 euro annui (che varia in base alla composizione del nucleo familiare, ma con un tetto massimo);
• nessun componente il nucleo familiare deve avere autoveicoli immatricolati la prima volta nei 6 mesi antecedenti la richiesta, ovvero autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni antecedenti (esclusi i mezzi per i disabili) ovvero navi o imbarcazioni;
• nel nucleo familiare non ci devono essere disoccupati a seguito di dimissioni volontarie nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni;
La soglia degli 780 euro è valida anche ai fini di un lavoro part time o della NASPI, nel senso che qualora il reddito da lavoro o la NASPI siano inferiori alla soglia, reddito e NASPI vengono integrati.

Politiche attive
Nelle intenzioni del Governo l'istituzione del reddito di cittadinanza (RDC), dunque, è considerata una misura fondamentale di politica attiva del lavoro, la cui riforma è direttamente collegata a quella dei centri per l'impiego.
Il potenziale beneficiario, dopo aver presentato domanda all'INPS ed essersi visto riconosciuto il diritto, al fine di poter continuare a beneficiare del sussidio, è tenuto ad iniziare un percorso cosiddetto del PATTO PER IL LAVORO (la forma del Patto Per Il Lavoro è oggetto di un Decreto Ministeriale da emanare).
Entro 30 giorni, infatti, il richiedente e tutti i componenti del nucleo familiare vengono contattati dai Centri per l'impiego per individuare il percorso di formazione o di reinserimento lavorativo da attuare:
• iscriversi al Centro per l'Impiego e rendersi immediatamente disponibile al lavoro;
• iniziare un percorso di ricerca lavorativa che impegni almeno 2 ore al giorno;
• offrire la disponibilità per progetti utili alla collettività per 8 ore settimanali;
• frequentare corsi di qualifica/riqualifica professionale;
• comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito;
• non rifiutare più di tre volte di seguito i lavori che vengono offerti: OFFERTA CONGRUA.

QUANDO L'OFFERTA E' CONGRUA?
Entro i primi 12 mesi, la prima offerta di lavoro potrà avvenire nel raggio di 100 km – 100 minuti di viaggio. Se viene rifiutata, la seconda offerta potrà avvenire nel raggio di 250 km. E se anche questa viene rifiutata, la terza offerta potrà riguardare tutta l'Italia.

Patto per la Formazione
In questo contesto di politiche attive, oltre alla sottoscrizione del Patto per il Lavoro o per l'inclusione sociale, si inserisce il Patto per la Formazione: quando il lavoratore ha bisogno di riqualificazione, gli enti di formazione accreditati alla Regione possono stipulare presso i Centri per l'impiego e presso i soggetti accreditati di cui all'articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015, cioè i soggetti accreditati a svolgere funzioni e compiti in materia di politiche attive del lavoro (tra cui rientrano anche le agenzie per il lavoro), un Patto di Formazione finalizzato allo svolgimento di un percorso professionale alla fine del quale, se il beneficiario ottiene un lavoro coerente con il profilo formativo, sarà riconosciuto al datore di lavoro l'esonero dal versamento dei contributi.
Il datore di lavoro, all'atto dell'assunzione del beneficiario di RDC, può stipulare un Patto di Formazione presso il Centro per l'impiego, con il quale garantisce un percorso formativo al nuovo assunto.
Nel caso di assunzione che passa attraverso un ente di formazione, quest'ultimo ottiene metà del contributo. In particolare anche gli enti di formazione accreditati potranno stipulare un Patto di Formazione per garantire al titolare di RDC un percorso di formazione o riqualificazione professionale che produrrà un compenso pari alla metà della differenza tra i 18 mesi e quanto già percepito. L'altra metà è destinata al datore di lavoro che assume il titolare di RDC.
Fino al 31.12.2021 il Reddito di cittadinanza è rinforzato nelle sue finalità di politica attiva dall'assegno di ricollocazione, misura già prevista dal Jobs Act, che può essere considerata come «dote» per il lavoratore, che può spendere presso enti accreditati e centri per l'impiego, e che gli permette di ricevere un servizio di assistenza intensiva alla ricerca di occupazione da parte di un Centro per l'impiego o di un ente accreditato ai servizi per il lavoro.
Il servizio di assistenza alla ricollocazione ha una grande utilità poiché prevede: l'affiancamento di un tutor al beneficiario del RDC; il programma di ricerca intensiva della nuova occupazione; lo svolgimento per il beneficiario di RDC delle attività individuate dal tutor; l'obbligo per il beneficiario di accettare l'offerta di lavoro congrua; l'onere di comunicare all'ANPAL e al Centro per l'impiego il rifiuto ingiustificato di svolgere una delle attività indicate dal tutor, nonché la sospensione del servizio nel caso di assunzione in prova, per l'erogatore dello stesso.
A pena di decadenza dal beneficio del RDC i beneficiari devono scegliere, entro 30 giorni dal riconoscimento dell'assegno di ricollocazione, il soggetto erogatore del servizio di assistenza intensiva anche per il tramite dei Centri per l'impiego o degli istituti di patronato accreditati.

Incentivi per le imprese
Per il datore di lavoro che comunichi alla apposita piattaforma digitale pubblica i posti vacanti e, successivamente, assuma a tempo pieno e indeterminato soggetti beneficiari del RdC, è previsto un esonero contributivo per una durata pari alla differenza fra 18 mesi e il numero di mesi di percezione del reddito, ma comunque per un importo non superiore a 780 euro e per almeno 5 mesi.
Infatti, gli incentivi, sotto forma di esoneri contributivi, prevedono che se un'azienda assume a tempo indeterminato un titolare del RDC incasserà, sotto forma di sgravio contributivo, la parte di RDC non erogata al lavoratore, fino a un massimo di 18 mesi, per un importo non superiore a 780 euro mensili. Nel caso di licenziamento, il datore di lavoro deve restituire l'incentivo.

ATTENZIONE: ai fini del riconoscimento delle agevolazioni, le assunzioni devono realizzare un incremento occupazionale netto rispetto al numero dei dipendenti stabili.

Il requisito dell'incremento netto dell'occupazione non sembra rispondere alla necessità di sostenere le aziende che hanno maggiormente sofferto la crisi subendo i relativi effetti di riduzione occupazionale.
Si tratta, peraltro, di un requisito che ha in passato determinato l'insuccesso di altri benefici, quale a titolo esemplificativo il bonus per le assunzioni di giovani lavoratori previsto dalla legge n. 76/2013.
Il rischio è, pertanto, che le assunzioni accompagnate da contestuali esodi con pre-pensionamenti tramite i fondi di solidarietà o quota 100, potrebbero non comportare un effettivo incremento netto dell'occupazione aziendale.
Infine, per i beneficiari che avviano un'attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o una società cooperativa entro i primi 12 mesi di fruizione ottengono un bonus di 6 mensilità del reddito di cittadinanza.

Valutazioni
L'introduzione di questo nuovo strumento di politiche di inclusione necessita di una riforma strutturale dei Centri per l'impiego che incrementi in modo significativo il tasso di partecipazione dei soggetti precedentemente estranei alla ricerca attiva di lavoro.
Ci vorranno 2/3 anni per una compiuta prima valutazione dello strumento o meglio del meccanismo.
Intanto è una sfida ardua che il RDC possa chiudersi entro il 31 marzo.
Per la piena ed effettiva operatività dell'intervento è prevista l'emanazione di almeno 3 decreti attuativi del Ministero del lavoro, che devono essere emessi di concerto con varie altre Amministrazioni; sono previste intese in sede di Conferenza Stato/Regioni; è previsto l'avvio ex novo di almeno due piattaforme digitali, essenziali per l'effettiva messa a regime della misura; devono essere emessi provvedimenti da parte dell'Inps e dell'Anpal; devono essere emessi appositi atti amministrativi da parte dei Comuni. Si delinea pertanto anche un potenziale conflitto di competenze concorrenti. Tant'è che il ministro del Lavoro ha dichiarato che incontrerà i Comuni nel periodo di conversione del DL.
Il decreto delinea, dunque, un sistema molto articolato che, per funzionare adeguatamente, comporta un eccezionale contributo da parte del sistema pubblico dei Centri per l'impiego, sistema che però, attualmente, è in grado di intermediare solo il 2,4% delle assunzioni in un anno sul territorio nazionale (dati Istat).
È vero che viene prevista l'assunzione di circa 10.000 unità (cd. NAVIGATOR) presso i centri dell'impiego in un triennio ma è, altresì, evidente che l'avvio di questi rapporti di lavoro e la relativa, indispensabile, formazione del personale assunto (al quale saranno richieste competenze nuove e complesse) comporterà tempi non brevi di effettiva attuazione.
È, pertanto, elevato il rischio di rendere il RdC uno strumento "sostanzialmente passivo" di politica sociale, dato che la messa a regime dell'insieme degli interventi previsti non è, realisticamente e ragionevolmente, prevedibile avvenga in tempi bevi e comunque, non nei tempi previsti dal decreto legge istitutivo.

Pensione Quota 100


Il provvedimento inserisce in via sperimentale, per il triennio 2019-2021, in aggiunta rispetto alla normativa in essere, la possibilità di pensionamento anticipato al raggiungimento della cosiddetta "quota 100" per i lavoratori con almeno 62 anni di età e 38 di contribuzione. Tali requisiti non sono soggetti all'adeguamento alla speranza di vita.
Pur essendo la sperimentazione legata al triennio, coloro i quali conseguiranno il diritto entro il 31 dicembre 2021 potranno in ogni caso esercitarlo anche successivamente alla predetta data.
La disposizione prevede che gli iscritti a due o più gestioni INPS possano cumulare i periodi non coincidenti ai fini della maturazione dei suddetti requisiti.
La pensione percepita con "quota 100" non è cumulabile, fino al momento della maturazione degli ordinari requisiti di accesso al pensionamento di vecchiaia (dall'1.12.2019 pari a 67 anni di età), con redditi da lavoro dipendente ed autonomo con esclusione dei soli redditi occasionali da lavoro autonomo entro il limite di 5.000 euro lordi annui.
I lavoratori che abbiano maturato i requisiti necessari all'accesso al pensionamento con "quota 100" entro il 31/12/2018 conseguono il diritto al relativo trattamento pensionistico dal 1°aprile 2019, mentre, coloro i quali maturino i requisiti dal 1° gennaio 2019, accederanno al trattamento decorsi tre mesi dal momento di detta maturazione.
Per i dipendenti pubblici le decorrenze sono differenziate rispetto alle suddette valide per i dipendenti del settore privato.
I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che maturano i requisiti per il pensionamento con "quota 100" entro la data di entrata in vigore del decreto in oggetto (29 gennaio 2019) conseguiranno infatti il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1°agosto 2019 mentre coloro i quali potranno vantare i requisiti richiesti solo successivamente alla data di entrata in vigore conseguiranno il diritto alla decorrenza del trattamento decorsi sei mesi dalla maturazione dei requisiti richiesti e comunque non prima del 1°agosto 2019. Per dipendenti del comparto scuola valgono le decorrenze legate alla durata dell'anno scolastico.
I requisiti ridotti per l'accesso al trattamento pensionistico anticipato con "quota 100" non si applicano alle prestazioni in essere a seguito di incentivi all'esodo con contribuzione mancante a carico del datore di lavoro o dei fondi di solidarietà (esempio isopensione (art. 4 legge 92/2012) ed alle prestazioni erogate dai Fondi di solidarietà (d. lgs. 148/2015 art. 26, comma 9, lettera b).
Sono fatte salve le disposizioni che prevedono requisiti più favorevoli per l'accesso al pensionamento.

Pensione anticipata ex anzianità
Riduzione dei requisiti di accesso al pensionamento col solo requisito contributivo e relative finestre di decorrenza della pensione
I requisiti per l'accesso alla pensione anticipata con il solo requisito contributivo vengono bloccati a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza ulteriori adeguamenti alla speranza di vita, come prevedeva invece la normativa in essere.
L'accesso al trattamento, anche in questo caso, avviene a tre mesi dalla maturazione del suddetto requisito e, in sede di prima applicazione, a decorrere dal 1° aprile 2019 per chi ha maturato il requisito dal 1° gennaio 2019 al 29 gennaio 2019 (data di entrata in vigore del decreto legge in esame).

Opzione donna
E' ripristinata la possibilità di pensionamento anticipato per le lavoratrici donne tramite la cosiddetta "opzione donna", al raggiungimento, entro il 31.12.2018, di 35 anni di contributi e 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 35 anni di contribuzione e 59 anni di età per le lavoratrici autonome, previa opzione di accesso al pensionamento tramite sistema contributivo e con applicazioni delle finestre mobili già previste dal DL n. 78/2010 (12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome).
Il predetto requisito di età anagrafica non è adeguato alla speranza di vita.

Lavoratori precoci
Viene escluso l'adeguamento alla speranza di vita, per il periodo 1.1.2019 - 31.12.2026, per i lavoratori precoci (con inizio dell'attività lavorativa prima dei 19 anni) che conseguono quindi il trattamento a tre mesi dalla maturazione dei requisiti pensionistici (41 anni di contributi).

Ape sociale (Rif. Com. n. 15/2019 Settore Welfare Pubblico e Privato)
E' prorogata di un anno, per tutto il 2019, la sperimentazione dello strumento dell'APE sociale di cui alla Legge n. 232/2016, con i medesimi requisiti.

Facoltà di riscatto periodi non coperti da contribuzione
Per il triennio 2019-2021 è introdotta la possibilità, per i lavoratori che hanno contributi dopo il 31.121995 (sistema contributivo) non già titolari di pensione, di riscattare, anche parzialmente, periodi contributivi non coperti in quanto non sussistente l'obbligo, compresi fra il primo e l'ultimo accredito contributivo. Possono essere al massimo riscattati 5 anni anche non continuativi. Per il calcolo dell'onere da pagare - detraibile nella misura del 50% - si applicano le aliquote vigenti nel regime ove il riscatto opera e sulla retribuzione più recente del soggetto che fa domanda di riscatto rapportata quindi al periodo in oggetto.
Tale onere può essere pagato in un'unica soluzione o in 60 rate mensili, di importo non inferiore a 30 euro senza applicazione di sanzioni ed interessi. La rateizzazione non può essere concessa nei casi in cui i contributi da riscatto debbano essere utilizzati per l'immediata liquidazione della pensione o nel caso in cui siano determinanti per i versamenti volontari, qualora ciò avvenga nel corso della dilazione già concessa la somma ancora dovuta sarà versata in unica soluzione.
Il riscatto può essere pagato anche dal datore di lavoro, destinando a tal fine i premi di produzione destinati al lavoratore, con relativa deducibilità dal reddito di impresa e da lavoro autonomo.
La facoltà di riscatto dei periodi di studio, da calcolare con il sistema contributivo, è agevolata fino al quarantacinquesimo anno di età. L'onere del riscatto è in questo caso costituito infatti dal versamento di un contributo, per ogni anno, pari al livello minimo imponibile annuo per gli esercenti attività commerciali rapportato all'aliquota di computo pensionistica dei lavoratori dipendenti.



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